Dissertazioni
sul pollaio
Seduta sull’erba, Dio piacendo
pulita, Dio sempre più piacendo non esageratamente insettosa, me ne sto a
guardare galli e galline, anatre e germani e piccioni. Vita di campagna. Una
giornata primaverile di sole, brezza leggera e fresca e pensieri alla deriva.
Si può assimilare il comportamento umano a quello dei pennuti osservati dentro
un pollaio? Come diamine mi vengono in mente certi pensieri in un bel giorno di
primavera, proprio non so!
Guardale le galline che beccano
continuamente per terra, incuranti delle scorrere del tempo, delle mosche che
disegnano strani percorsi nell’aria. Mangiano, mangiano e ancora mangiano. Se
ne stanno tutte affiancate strette, come se neppure si accorgessero di tutto lo
spazio che han dato loro a disposizione. Poi improvvisamente una parte in
quarta, starnazzando a destra e manca e si appropinqua alla parte coperta del
pollaio. E’ l’ora dell’uovo! Per me comincia ora il divertimento. Perché eccola
che gira e rigira sulla porta. Si
avvicina, guarda dentro e strilla forte per poi allontanarsi infastidita.
Scende due gradini, protesta con la vicina di casa e proprietaria del pollaio
che sta pulendo e via a riaffacciarsi alla porta, starnazzando ancor più
stizzita per poi venire nuovamente via.
“Sarà buffa, l’altra gallina le
ha tolto il suo posto preferito”
Sì, posso assimilare il
comportamento umano a quello animale dentro un pollaio.
Perché noi femmine siamo così,
come soffriamo noi di parto nessuna mai, se una più giovane ci frega il posto
scoppia la terza guerra mondiale e starnazziamo a più non posso per ciò che è
nostro e …e ammettiamolo, non è che lo abbiamo mai voluto granché. Inclemente?
Probabilmente. Il lato fortemente femminista della mia genia starà protestando?
Altrettanto probabile, ma lasciatemi perdere nelle mie peregrinazioni mentali,
che potrei sempre fare di peggio.
Per giunta, non crediate che non
ce ne sia anche per i maschietti. Eccolo là l’anatrone muto. La femmina se ne
sta sul fondo del pollaio mangiucchiando svogliata per ingannare il tempo e lui
che fa? Scondinzola e tottera sfiatando (le anatre mute sono mute sul serio,
emettono fiati e non starnazzano!) verso la mia vicina che lo minaccia di
tirargli il collo e verso di me che guardo e rido. Quanto è grottescamente
ridicolo, ha una femmina più che disponibile che lo attende e lui se ne sta lì
impettito e gonfio, scodinzolando che neanche un cane (e contrariamente ai cani
per lui lo scodinzolio non è gioia,ma minaccia!), penne ritte sulla testa a
formare una cresta “minacciosa” e totterio silente e petulante. Decisamente
uomo, le anatre maschio mute sono emblema altamente calzante del maschietto
umano medio. Minaccia e mena se gli sfiorano l’auto, apre la coda immaginaria
per farsi grande dei propri presunti successi sportivi, gonfia il petto e
mostra i “muscoli” (quanto meno ci prova o si illude!) se gli apprezzano o
marpionizzano la donna. La quale donna nel mentre viene del tutto dimenticata,
ma a differenza della femmina di anatra muta, maschietti state “accorti”, non
se ne resta a beccare mangime per ingannare il tempo, troppo impegnata a
impreziosirvi il cranio di ramificatissime corna.
I tempi sono cambiati e pare che
le donne si siano evolute, oddio, io ancora non sono convinta e continuo a
propendere per “involute”. Ammettiamolo, prendere certe pessime abitudine e
cattivi vizi tipicamente maschili non è evoluzione di genere,ma deprimente
involuzione, ma questa è un’altra storia e finisce che rischio un risentimento
di massa.
Non mi resta che tornare al
pollaio, cercando di abbandonare la maledetta nota sarcastica che mi
contraddistingue da un po’. Un po’? Andiamo Franci, che hai deciso di
propendere per la schiettezza innanzi tutto, quindi ammettilo, è tutta la vita
che mi contraddistingue un assoluto sarcasmo e la più totalizzante
disillusione.
Un fracasso di ali mi richiama
all’ordine. Eccoli là i due galli che tanto per cambiare bisticciano,ma d’altra
parte, con due galli in un pollaio non può essere altrimenti. E qua dite quel
che volete e protestate pure a più non posso,ma due galli in un pollaio è la
più brutale delle rappresentazioni maschili. Il Rosso, come chiamo
simpaticamente quello dal piumaggio rossastro, prova e riprova ad avvicinarsi
alla prima gallina disponibile. Inutile sottolineare che il Bianco non sia
molto d’accordo col suo punto di vista e non si tira di certo indietro dal
dimostrare la propria opinione. Forte della sua stazza più corposa, gonfia ancor
più il petto, si raddrizza sulle zampe e via di sciabordio di ali e grido acuto
e imbufalito. Ma il Bianco è galletto livornese e sia mai detto che noi
livornesi ci si limiti a starnazzare e strillozzare soltanto. Persino alla
Warner Bros se ne sono accorti, e se pure gli americani l’hanno notato, la
questione è piuttosto ovvia. Mai sentito parlare del cartone animato con
protagonista il Foghorn Leghorn? Gallo bianco e forzuto che non esitava a
tirarsi su le piume sulle braccia per farsi valere a suon di scazzottate.
Pensavo che gli americani avessero esasperato un tantino la tendenza della
razza, ma a quanto pare i galletti livornesi mica se ne stanno tanto tranquilli.
Chiedete al povero Rosso, cacciato e ricacciato via dai pressi di una qualunque
femmina e oltre, perché il Bianco l’ha presa piuttosto sul personale, sul
piccoso direi. Il Rosso ha vita sempre più problematica, perché il suo compagno
di pollaio sembra non lo faccia mangiare più , né bere. Povero piccino.
E’ così che una mattina di
primavera, quando ormai son passati alcuni giorni dalle mie riflessioni da
pollaio, che Donna Flavia si aggira ignara e serena per il giardino. L’erba
bagnata dalla rugiada, il silenzio interrotto dal poetico cinguettare dei
passerotti, profumo di fiori nell’aria pulita e inebriante.
“Buongiorno”
“Buongiorno Gina” risponde alla
vicina diretta verso casa con un fagotto rossiccio tra le mani.
Donna Flavia ci mette un minuto,
anche meno, per realizzare e la sua mente torna alle vacanze d’infanzia nelle
marche e a Pallino il simpatico e dolce coniglio con cui aveva giocato per una intera
estate prima che nonna Maria glielo rifilasse cotto nel piatto. La vita fa voli
pindarici mentre donna Flavia acquista coraggio.
“Non prendermi in giro, ma quello
che tenevi tra le mani era …” inizia a chiedere poco più tardi nel pomeriggio
alla vicina.
“Eh sì, l’altro non lo faceva più
mangiare e abbiamo dovuto. Due galli in un pollaio!” risponde dispiaciuta.
A Flavia, donna smaliziata e
solitamente dura non resta che riflettere che la vita è crudele e strana.
Rispetta la legge del più forte anche quando non te lo aspetti e utilizzando vie
per niente banali. Così il Rosso ci ha lasciati in un giorno di primavera,
senza che potessimo dargli un degno saluto peraltro, per finirsene spennato in
un tegame prima che finisse beccato a morte dal suo compare o peggio ancora
morto di stenti. Così il Bianco, galletto livornese fino al midollo, ha avuto
la sua soddisfazione e ancora oggi si aggira strafottente per il pollaio. Resta
un dubbio però, ma tra il Bianco e l’anatrone, chi diamine comanda? Non resta
che osservare e imparare perché il pollaio, questo è stato accertato oltre ogni
ragionevole dubbio, è scuola di vita.
Addio Rosso … sarai sempre nei
nostri cuori … e di passaggio nello stomaco di qualcuno.
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