venerdì 12 maggio 2017


                                            Capitano Jack

La nave si appoggiò al pontile con un sonoro tonfo, mentre gli uomini gettavano le corde agli addetti all’ormeggio. Tuath rivolse lo sguardo imperscrutabile verso Amit e lo trovò che lo fissava, come se lo attendesse.
“Si direbbe che il vecchio Hoggar non abbia più la mano leggera di un tempo” lo sollecitò sornione.
“I legni della Eye of the sun hanno scricchiolato di brutto questa volta” lo incalzò Amit.
“Dovrei fare rapporto a Ashra?” replicò Tuath.
“Non credo che ce ne sia bisogno…”
“Devo chiudere un occhio secondo te?” lo interruppe.
“Oh non intendevo questo, perché certamente avresti potuto chiuderlo un occhio per solidarietà maschile, ma penso proprio che Ashra non abbia potuto fare a meno di percepire quanto l’attracco sia stato impreciso, da novellino” concluse iniziando a ridere Amit accompagnato da un sorriso ampio che illuminò il volto di Tuath.
“Vi preferivo quando non vi parlavate. Cercatevi un'altra femmina per cui bisticciare, invece di torturare un esperto timoniere come me” brontolò Hoggar allontanandosi dai due con espressione burbera.
“Di nuovo a tormentare quel vecchio brontolone?” li sorprese Ashra avvicinandosi a Tuath.
“E’ così dannatamente divertente” commentò Amit ridendo ancora.
“Sei sempre decisa ad andare da sola? Può rimanere Amit al comando e io solo potrei accompagnarti” le chiese posando una mano sulla sua spalla.
“Che il mare mi inghiotta se io disdegnassi la tua compagnia senza motivo,ma devo andare da sola, non sarei qua senza di lei adesso. Lo sai.” gli rispose addolcendo lo sguardo e posando la propria mano sulla sua che le stringeva impercettibilmente la spalla.
“Volete che vi lasci soli?” stemperò il momento Amit,richiamando la loro attenzione su di sé.
“Sei ancora geloso amico mio?” lo punzecchiò Tuath.
“Ashra ti è sempre appartenuta” ammise Amit, guadagnandosi una occhiataccia dal proprio capitano “Scusami, so che tu appartieni solo a te stessa…sai che intendevo” aggiunse cercando di salvarsi.
“Ashra deve ancora imparare a scendere a compromessi con i sentimenti ” rincarò la dose di provocazioni Tuath.
“Scendo a terra prima di ignorare completamente quei sentimenti e  cedere piuttosto ai miei istinti mettendovi entrambi ai ferri” interruppe la conversazione per afferrare il bavero della giacca di Tuath e tirarlo a sé per poi baciarlo di impeto.
“Pensare che c’era un tempo che anche solo per abbracciarla …” provò a scherzare Amit per guadagnarsi un pugno dal suo capitano “Che diamine!” sbottò risentito.
“Non hai ancora imparato niente, re della diplomazia?” lo canzonò Tuath.
“Parli bene! A te vengono riservati i baci e a me restano i pugni!” concluse Amit ricominciando a ridere.
Mentre scendeva dalla Eye of the sun, Ashra non poté fare a meno di sorridere a sua volta. Ne avevano passate così tante insieme e il rapporto tra loro tre era stato messo a dura prova più di quello di qualsiasi altro sulla nave, ma tutto adesso si era risanato. Gli anni di scorribande insieme, che erano seguiti a quel loro primo incontro con Tuath e a quella loro prima avventura tutti insieme, non avevano fatto altro che rinsaldare la loro amicizia. Era anche per questo che doveva andare, che doveva vederla. Appena appresa la notizia, mentre erano di passaggio al porto di Delain, aveva rivoluto tutti a bordo pronti a salpare quanto prima. Aveva imposto un ritmo di navigazione serrato e ferreo. Necessitava di raggiungerla nel più breve tempo possibile. Le avevano detto che la ferita era non poco seria e lei aveva fiducia, una fiducia smisurata, perché Jac era forte, era una roccia, ma doveva vederla, doveva parlarle, doveva ringraziarla. I suoi uomini una volta ancora, non l’avevano delusa e dopo una piccola sosta lungo la rotta per recuperare un prezioso dono per la sua amica, eccola attraversare le vie del piccolo paese di Greencave per raggiungerla nella casa dove l’avevano ricoverata.
Era una mattina uggiosa, l’aria era carica di umidità e dense nuvole di condensa uscivano dalle bocche dei pochi che si avventuravano per le stradine del villaggio. Presto sarebbero tornati verso i mari del sud, caldi e ricchi di prede, ma il richiamo delle sue terre natie di tanto in tanto la riportava là dove tutto era iniziato. E quel giorno era grata di trovarsi nei mari del nord proprio in questo periodo, andarla a trovare era risultato sicuramente più facile,ma soprattutto aveva potuto apprendere più velocemente quanto le era accaduto. Mentre macinava i passi di strada che la separavano dalla casa dove la sua amica si trovava, la mente tornò ai giorni in cui l’aveva conosciuta.

Dragan se ne era andata. Il suo capitano se ne  era andata. La sua amica, sua sorella, l’altra parte di sé. Le aveva fatto recapitare una stupida lettera a bordo. Lasciava la pirateria, sarebbe rimasta sulla sua isola natale, al fianco del suo sposo, quello sposo che aveva abbandonato il giorno delle nozze scappando con un sotterfugio proprio dopo la cerimonia. Restava a casa scegliendo di abbracciare quella vita tranquilla e banale da cui era scappata a gambe levate,ma i suoi sogni? Diamine, i loro sogni, avevano rischiato tutto per quelli, avevano combattuto spalla a spalla, rinnegato le proprie famiglie , messo a repentaglio la loro stessa vita. Come aveva potuto dopo tutto quel che avevano condiviso? Dopo Tuath e ora che finalmente avevano conquistato un leggendario tesoro?  Il suo mondo era crollato e Tuath e Amit, persino Ossie, Hoggar e Mohrin avevano faticato non poco a tenerla in carreggiata, finendo poi per sostituirsi a lei nel comando. Era crollata ancora e aveva reagito, analogamente allo scoprire dello scherzo giocatole dal suo amato Tuath, iniziando a agire impulsivamente, rifiutandosi di ragionare e ponderare. Allora , come non si stancava di ricordarle scherzosamente Amit, aveva agito sconsideratamente e dimenticando la propria innata timidezza si era concessa a un notevole numero di uomini lui compreso. Certo Amit, punzecchiando con una punta di vendicativa ironia Tuath, aggiungeva che non si lamentava affatto di aver fatto da sfogo alla rabbia di Ashra, anzi, si diceva pronto a soddisfare questa sua necessità in qualunque momento si fosse ripresentata! Il fatto che tutti si mettessero a ridere quando Amit si esibiva in questa sua colorita spiegazione, Tuath compreso, era l’ennesima dimostrazione di quanto la ciurma della Eye of the sun fosse legata e capace di passare indenne attraverso qualunque incomprensione. L’abbandono della pirateria da parte del suo capitano però,le aveva fatto sviluppare la tendenza a cacciarsi in guai ben più seri, rischiando di rompersi il collo o venire uccisa. Provocazioni e risse erano all’ordine del giorno e il gettarsi in avventure strampalate sembrava una tentazione irrinunciabile. Per non parlare della discutibilissima tendenza ad isolarsi e agire di testa propria. Gli uomini di comando e di ciurma la seguivano e proteggevano come potevano, ma quella dannata donna, come la definiva ogni volta l’uomo che l’amava, era ancora più scaltra e determinata di quando si era voluta vendicare di lui.
Fece la conoscenza di Jac in un assolato pomeriggio di un giorno d’estate. Era riuscita a sottrarsi al controllo serrato cui la sottoponevano i suoi uomini e si era recata da sola ad un incontro con un paio di brutti ceffi, che le avevano promesso informazioni riguardanti un vecchio manufatto su cui voleva mettere le mani. Spavalda e sicura di se si era recata all’incontro quasi più per mettersi alla prova, che per reale interesse alle informazioni. Non appena messo piede nella piccola radura in mezzo a quel groviglio soffocante di mangrovie e liane , si era non poco maledetta. I due uomini l’avevano accolta con un sorriso sbilenco aperto sui loro denti giallastri e le avevano riservato la sorpresa di farla accerchiare da altri loro  sei compagni. Così si era ritrovata con le spalle al muro, perché era diventata brava nei combattimenti corpo a corpo, le due accette che usava le garantivano buona mobilità e ampio spettro di difesa, ma figurarsi se uno di quei farabutti non aveva con sé una pistola. Non poteva fare a meno di ricordare a se stessa che la taglia sulla sua testa recitava “viva o morta”, quindi non si sarebbero fatti scrupoli nel freddarla. Era altrettanto vero però, che avrebbe venduto cara la pelle, che diamine, almeno avrebbe reso loro l’impresa il più difficoltosa possibile, trascinandosi quanti più di quei bastardi dietro. Per cui non esitò a impugnare le accette e farsi avanti. I primi due uomini, quelli che l’avevano attirata lì, caddero a terra morti in breve tempo, ma Asrha si ritrovò faccia a faccia con la maledetta pistola che come ipotizzato, l’avrebbe freddata. Vide armare il cane e lanciò una delle accette dritta nel petto di quello che stava per spararle proprio mentre un altro alla sua destra le colpiva una gamba  con una schioppettata. Cadde con le ginocchia a terra e si preparò a morire, ma quel colpo mortale che si aspettava non arrivò mai. Ci fu un trambusto assordante che dalla boscaglia si fece rapidamente largo nella radura. I cinque uomini rimasti finirono velocemente a terra stesi da due uomini e una alta donna dai capelli rosso scuro che menava letali fendenti con la sua spada con incredibile velocità e cinica freddezza.Il termine "balletto di morte" l'aveva sempre fatta sorridere, leggendolo, ma vedendo le movenze di quella donna, l'eleganza con cui muoveva la spada dando la morte, lo comprese appieno, rivalutandolo.
“Dobbiamo ricucirti e rimetterti in sesto, se ti riporto da Tuath conciata così, finirà il loro lavoro” le sorrise e la aiutò ad alzarsi.
“Come fate a conoscermi?”  chiese non riuscendo a nascondere una smorfia di dolore.
“Ve lo racconterò mentre cerco di sistemare quel disastro che è la vostra gamba” le rispose mentre, prendendola sotto braccio, l’aiutava a incamminarsi.
Così conobbe Jacqueline Ann Campbell, capitano della Bruadarach. Questa incredibile donna la sorprese e incuriosì immediatamente. Era energia pura, un portento di entusiasmo e  iniziativa viscerale. Alta ancor più di Ashra si muoveva sicura ed energica tra gli uomini di ciurma della propria nave dove l’ aveva accolta e curata. Il fatto che conoscesse Tuath fu di non poco aiuto per rassicurarlo e tenerlo a bada dal precipitarsi dalla sua donna per “scotennarla”, sue testuali parole, come se la rideva nel ricordarglielo continuamente la sua salvatrice. Jacqueline si spinse oltre, convincendo lui e il resto della Eye of the sun a fare a meno del loro capitano per diversi altri giorni più del necessario. La cosa incredibile fu che Ashra non fece la benché minima rimostranza all’essere trattata come una ragazzina bizzosa o ferita. Accettò di buon grado quelle che il capitano  della Bruadarach accampò come scuse presso la ciurma della Eye of the sun, anche se in fondo sapeva che erano niente meno che la verità. Non fu felice dal riconoscerlo con se stessa, né dal fare i conti con il fatto che sia Jacqueline, che Tuath e Amit avvessero riconosciuto questa sua grande debolezza. Era ferita, profondamente ferita dall’abbandono della comune causa da parte di Dragan, e da bestia ferita aveva reagito, senza pensare a quelli che l’avrebbero dovuta piangere. Era stato un comportamento riprovevole, ma questa donna sorprendente che Jac dimostrava di essere non ne era sconvolta, lo accettava, accettava la sua debolezza e manchevolezza senza giudicarla, anzi, le porgeva sorridente e promettente la mano per potersi rialzare.
I primi giorni che seguirono il ferimento di Ashra richiesero un totale riposo e Jac spazzò letteralmente via quelle che sarebbero dovute essere lunghe ore di snervante attesa, con una tempesta di parole e storie. Ashra aveva convinto Dragan a prenderla a bordo, lusingandola con la prospettiva di narrarne le gesta in un libro e come Jac scoprì in lei questa comune passione per la scrittura, la sommerse in un mare di suoi scritti. Ashra ci si perse con un  insperato interesse e trangugiò entusiasta la trascrizione delle gesta compiute da Jac con la sua ciurma e i racconti di fantasia. Una fantasia vivida e coinvolgente che caratterizzava lo scrivere di questa femmina pirata e questo la portò non poco a riflettere. In Jacqueline Ann Campbell ritrovò qualcosa che con l’abbandono di  Dragan credeva di aver perduto per sempre, una compagna, una guida, una luce che le mostrava la via ,ma che era pronta a seguirla, trovò una amica con cui condividere una autentica parte di se che credeva inesorabilmente persa. Definirla e riconoscerla come amica fu immediato e così sorprendente. Era sempre stata una persona chiusa e diffidente col prossimo, attenta a soppesare parole e classificazioni, ma Jac l’aveva travolta, si era mostrata sincera e schietta, si era mostrata in tutto il suo essere, senza nascondersi e definirla da subito Amica fu semplice e liberatorio. Jac, però, era così tanto un fiume in piena di ottimismo e spontaneità, di coinvolgente entusiasmo e comunicativa energia che riuscì là dove neppure Dragan era riuscita. Risvegliò in Ashra la voglia di sognare e scrivere e gettarsi nella vita con una dinamica del tutto nuova e dannatamente schietta e questo risultò oltremodo liberatorio per il capitano della Eye of the sun. Le loro lunghe chiacchierate notturne furono un balsamo risanatore per Ashra. Si ritrovarono a parlare di tutto e in un modo così spudorato e diverso da come aveva sempre fatto. Più di una volta la vedetta di turno della Bruadarach si ritrovò a saltare scossa dalle sguaiate risate delle due donne che parlavano delle prodezze notturne che Tuath regalava a Ashra o delle altrettante succose prestazioni che Oilibhear riservava a Jac le rare e preziose volte che riusciva a incrociare la rotta con la Banrigh na h-anaman . Per non parlare delle volte che si esibivano in battutacce dal linguaggio ancor più scorrile di quello del peggior bucaniere di tutti i mari e si ritrovavano l’intera ciurma a  esplodere in un fragoroso concerto di risate sdentate. Nel poco tempo trascorso insieme, Ashra si ritrovò ricaricata dal fitto chiacchiericcio, dalle confidenze e da una sorprendente e totalizzante fiducia che si erano in maniera così sorprendentemente naturale concesse l’un l’altra. Quando venne il giorno di tornare alla Eye of the sun le due amiche si salutarono con gioia e non con il tipico dolore degli addii. La loro sorprendente e inaspettata amicizia, non parlava di asfissianti legami,ma  era libera e verace. Si ripromisero di incrociare le rotte di tanto in tanto,di accorrere in aiuto l’una dell’altra in ogni situazione e perché no, di condividere persino qualche scorribanda insieme. Cosa più importante e irrinunciabile, si ripromisero di scambiarsi una corrispondenza quanto più fitta possibile e Jac giurò a Ashra che se non le avesse scritto tutto ciò che pensava di quel che scriveva nei suoi racconti, sarebbe venuta a cercarla persino all’inferno.
Il capitano che risalì a bordo della Eye of the sun era un capitano nuovo, con il volto luminoso , lo sguardo risoluto e un sorriso pieno di fiducia e speranza, era vita e luce. Luce donata da una persona che aveva curato la sua ferita senza che le venisse chiesto e lo aveva fatto essendo semplicemente se stessa.  Ashra si ricordava ancora l’espressione dipinta sui volti della sua intera ciurma. Con lei erano rinati anche loro e erano più che pronti a gettarsi in ogni impresa il loro capitano avesse loro proposto.
Il capitano della Eye of the sun sorrise scuotendo la testa e sollevata la mano, bussò alla porta della casa dell’amica, raggiunta mentre i suoi pensieri l’avevano portata lontano da lì. Tratto un profondo respiro attraversò la porta che Oilibhear le aveva aperto e si diresse verso la stanza che lui le aveva indicato. Là, capelli rosso scuro fluenti sul bianco cuscino a comporre una contrastante corona di raggi intorno al volto dall’incarnato pallido, la accolsero gli occhi vivaci di Jac. Occhi luminosi e pieni di vita e forza.
“Amica mia, eri invidiosa della mia scelleratezza? In che guaio ti sei andata a cacciare?” la canzonò Ashra, perché mai e poi mai si sarebbero perdonate di non prendere con ironia ogni situazione, lo sdrammatizzare innanzi tutto…sempre.
“Stavolta me la sono vista brutta” le rispose con espressione riconoscente.
“Mi ha detto Oilibhear che sei in rapida ripresa ormai”
“Sì, adesso il peggio è passato e tra poco dovrai stare attenta che non ti soffi qualche ricco bottino” provocò Ashra, che la guardò allargando il proprio sorriso.
“ A proposito, gran gusto amica mia, ti sei trovata un uomo dannatamente bello e con degli occhi che portano in se il colore di diversi mari che ho attraversato. Azzurro ghiaccio e ceruleo, cobalto e persino il grigio.”
“Diamine, non dirglielo, o non la smetterà di pavoneggiarsi per una settimana almeno” rise, non senza lasciarsi scappare un colpo di tosse.
“Suppongo ti abbiano colpito i suoi avambracci” insistette Ashra sorvolando volutamente il tossicchiare dell’amica. Stava decisamente meglio, ma la ferita era stata brutta e la ripresa portava con se qualche piccolo strascico ancora, che però presto si sarebbe risolto.
“Ohhh,  quelli hanno giocato grandemente a suo favore…lo sai…non che il resto sia da buttare” replicò Jac.
“Da quel che intuisco nonostante l’abbigliamento, non c’è proprio niente da buttare di lui” rise sguaiata Ashra mentre l’amica la seguiva contagiata dal loro modo di scherzare. Poi Ashra frugò in un piccolo sacchetto di pelle che teneva legato alla cintura e estratto un foglietto le disse “Non si giunge mai a mani vuote al capezzale di una amica” e porgendole il piccolo pezzo di pergamena aggiunse “Questo è il posto dove si nasconde il bastardo che ti ha ridotta quasi alla morte”
Jac aprì il foglio e lesse quanto scritto, poi sollevandosi seduta sul letto, si rivolse a Ashra “Non vedo l’ora di rendergli il favore, ma mi accerterò di renderglielo con gli interessi…voglio la sua testa”. Rilesse il foglio e lo strinse tra le mani mentre sollevava il volto verso l’amica guardandola con una espressione che Ashra riconobbe al volo.
“Quando ti sarai del tutto rimessa , il capitano della Eye of the sun e la sua intera ciurma sono al tuo servizio, Capitano Jack” le disse con sguardo deciso.
“A quanto pare è giunta l’occasione di combattere fianco a fianco! Grazie amica mia!” le disse stingendole saldamente la mano per sancire il patto.






Questo racconto uscito a fatica (la battaglia “scrittura” è appena iniziata,ma non mollo) è dedicato e scritto per una persona grandiosa che conosco veramente da poco tempo … ma che cos’è il tempo quando due persone si trovano e filano via veloci in accordo?
Ciccia … è cominciato per scherzo e ancora non mi capacito di cosa diamine mi abbia fatto trovare il coraggio di contattarti … come diamine io abbia iniziato a eviscerare i tuoi racconti … come tu non riesca a smettere di volerle leggere le mie parentesate e le mie tangenti … ma sono felice che sia nata questa amicizia! So che meriteresti un regalo migliore (beh, almeno a natale ti è andata meglio! XD) ma era giusto che facessi questo Chicca. Perché porca miseria sono qua anche per colpa tua, soprattutto per colpa tua. Stavo perdendo la mia lotta, l’avevo persa proprio ammettiamolo. Tu sei entrata a gamba tesa nella mia esistenza. Sei un vulcano di fantasia e energia … e sei virale … sappilo! Sono felice di eviscerarti e sfarinarti di discorsi strampalati, sono felice di aver ritrovato in te una persona con cui condividere un mio mondo che avevo stupidamente lasciato morire. Trovo dannatamente divertente scambiarci milioni di messaggi dove sragioniamo della qualunque (ok…di una cosa in particolare…di un determinato anim…contegno Puce! XD). E mi piace questo nostro sostenerci a distanza. Sono immensamente grata al destino per avermi concesso l’occasione di essere investita dal tuo entusiasmo e porca paletta…mi hai fatto tornare a sognare! Hai rispolverato la me stessa creativa e condividere certe idee “letterarie” o “congiureggianti” è  così maledettamente entusiasmante. Per non parlare di quanto sia incredibilmente divertente condividere tutto questo “sotto mentite spoglie” e di essere in parte una tua “eminenza grigia”…fa così tanto supereroi (e anche un po’ Star Wars,ma sul serio,accetto il ruolo di Darth Vader e abbandono la scellerata auto definizione di imperatore Palpatine !) che lo trovo stupefacente! Certo, hai risvegliato anche una parte, come dire, ciana…boccaccesca…e…e questa parte magari te la ricordo in privato che è meglio…ma sappi…non la rinnego neanche per sogno!
Hai dimostrato di essere una donna forte, capace di combattere una dura battaglia … con una tenacia … con una sfacciataggine … con una solare potenza … che mi fanno gridare “sono fiera di te” ! Voglio che tu non smetta mai di lottare,così come voglio che tu non smetta mai di sognare, di provarci … scrivi, scrivi e scrivi ancora … sempre … credici! Non so dove ti porterà … ma già qualcosa lo hai ottenuto … hai ridato vita e voglia di crederci e provarci e sperarci a una come me che si era spenta … mi hai ridonato i sogni … e io senza sogni … semplicemente non esistevo!
Ecco perché ti regalo questo brano strampalato, strampalato, ma sentito e nell’ambientazione che mi sta più a cuore. Sai che quella dei “pirati” sia l’unica storia che io abbia mai portato a termine (beh, il primo “racconto” almeno! XD) e ora … ora ne fai parte anche te di questo mio mondo e so che capirai quanto questo sia grandioso e sconvolgente per me! Già che c’ero e visto che come sai non posso farne a meno, ci ho messo dentro qualche riferimento “al nostro mondo anacondeggiante” e ci ho messo un paio delle tue paroline, perché mi pareva doveroso! Dovrei aver inventato anche un paio di neologismi/storpiature dei miei … perché so che ti garbano! (le delucidazioni e gli sragionii te li riservo ai messaggi privati … o ci arrestano ! XD ).

Buon compleanno Ciccia … e grazie infinite di tutto! … e che il destino possa donarti una selva intera dei nostri tronchi d’acero preferiti!...tra le altre cose!