Lo
specchio appannato
È
ciò che non riesco
a
scorgere
La
mano che passa un panno
è
il tentativo di indagare
me
stessa
nell'apparire
del mio viso
Triste
tirato pallido
stanco
di non scorgere niente
in
occhi vuoti e spenti
La
mano che lascia il panno per
posarsi
su quel volto provato
è
l'amore
è
la voglia di comprendere e confortare
Allora
lo specchio si illumina
ma
non di luce fredda e artificiale
sono
i miei occhi che vanno oltre se stessi
attraverso
il loro riflesso
verso
ciò che ho dentro
Cercano
in ogni mio luogo nascosto la
mia
vera essenza
Trovano
ricordi dolci e amari
scovano
piccole grandi paure
rimorsi
sconforto voglia di
riscatto
Ci
sono quasi dimenticati tanti piccoli
sogni
mille
desideri soffocati
Di
colpo la rivelazione
la
scoperta della mia unica vera essenza
Sono
niente di più niente di meno
di
ciò che voglio
veramente
essere
Questa pseudo-poesia l'ho scritta diversi anni fa in occasione di una folle festa della donna festeggiata in casa con la più assurda delle accozzaglie femminili che potesse venire in mente a me e donna Flavia. Pseudo-poesia a cui sono particolarmente legata...la sento mia...la sento senza ombra di dubbio una parte piuttosto ingombrante e rivelatrice di me. E' un inizio...è il giusto inizio.
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